| Babel, Alejandro Gonzalez Inarritu (U.S.A. 2006 - 144') |
Spesso il cinema, soprattutto nella particolare relazione che si instaura tra lo spettatore e lo schermo, viene paragonato al sogno. Se ci si pensa, in effetti, ci sono delle corrispondenze tra queste due attività umane. Quando dormiamo siamo immobili su di un letto. Quando andiamo al cinema ci sediamo su una poltrona -meglio se comoda- e automaticamente poniamo dei limiti alla nostra motricità. Quando dormiamo le nostre stanze sono buie e, allo stesso modo, quando andiamo al cinema la sala non è illuminata se non dal fascio di luce che viene proiettato sullo schermo. Il sogno è una sequenza di immagini sonore in movimento. Idem per i film. |  |
In realtà però c'è almeno una grande differenza tra il sognare e il guardare un film. Può succedere infatti -quando non è la norma- che la sequenza del sogno non rispetti quella logicità cronologica e spaziale che invece ci aspettiamo da un film. Cioè, se facciamo un sogno senza senso non ce ne meravigliamo, è nella natura stessa del sogno. |

| Se invece ci capita di vedere un film senza senso la nostra reazione è diversa. Lo è perché, al contrario delle nostre personali produzioni oniriche, la maggior parte dei film che guardiamo seguono quella che è anche la nostra logica di spazio e tempo. Babel è il classico esempio dell'illogicità di cui sto parlando. E' un bellissimo film per svariati motivi. E' un gioco ad incastri. |
E' ambientato in tre zone del mondo lontanissime e le storie che si intrecciano nella trama sono quattro. Sembrano proprio quattro diversi cortometraggi montati insieme a caso (N.B. sono anche girati in modo diverso -applauso al regista!- e sempre con una fotografia straordinaria). La sequenza di immagini che vediamo scorrere davanti ai nostri occhi, quindi, procede a salti, senza cronologia, per poi acquisire un senso solamente nel finale in cui si scopre come i diversi racconti vadano a comporre una sola-unica-lunga narrazione. |
Riflettiamo: Babel è un film che assume inizialmente i caratteri del sogno ma che, un po' alla volta, ristabilisce quell'ordine -chiaro- tipico dei film. Ma se invece l'epilogo non avesse ristabilito la logica? Avrebbe avuto lo stesso successo di pubblico? Perché rimaniamo confusi di fronte ad un film senza senso quando per la maggior parte delle volte neppure i nostri sogni ne hanno uno? Non date risposte troppo scontate. |
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Emanuele Cananzi
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