 | Prendendo spunto dalla premessa fatta mi viene subito voglia di segnalare un film: Caro diario di Nanni Moretti. E’ una pellicola estremamente ironica, poetica ed intelligente. Moretti, che è anche protagonista del film, gira per Roma, compie un viaggio tra varie isole e affronta le cure per una malattia difficile da diagnosticare, trovandosi spesso a disagio di fronte a personaggi e situazioni che paiono totalmente surreali e a cui lui non riesce ad adattarsi. L’assurdo nasce però sempre da circostanze reali e quotidiane che vengono accentuate con grande delicatezza fino a creare delle caricature nelle quali ognuno può riconoscere parte di se o di ciò che lo circonda. |
Tra i vari spunti che si incontrano nel film, ve ne è uno molto divertente che invita a riflettere proprio sull’ambito della critica cinematografica. Nel suo vagare per la capitale, ingannato dalla recensione su un quotidiano, Moretti va al cinema a vedere “Henry pioggia di sangue”. Mentre sullo schermo scorrono immagini di inaudita ed inutile violenza Moretti appare infastidito e sconcertato. All’uscita della sala cerca di ricordare il nome del critico che, in un articolo infarcito di parole e di immagini di grande impatto ma di poca sostanza, aveva consigliato la visione del film descrivendo l’assassino Henry come “il principe sangue blu dell’annientamento”, “il primo a violare e vilipendere con lucidità la filosofia criminale dei lombrosiani di Hollywood”. Poco dopo Moretti siede accanto al letto del critico in questione con un plico di giornali e lo incalza leggendogli faccia a faccia ad alta voce vari passaggi delle sue recensioni esigendo delle spiegazioni. Il giornalista piange disperato mentre si tappa le orecchie con il cuscino e cerca di strappare gli articoli dalle mani di Moretti che senza pietà continua la lettura di recensioni sempre più ridicole.E’ una scena che rappresenta efficacemente la vanità di certa critica che per imporsi privilegia i virtuosismi linguistici a quelli analitici, e punta ad offrire recensioni più accattivanti che utili e più roboanti che lucide. | Matteo Aniello
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